Per celebrare l'uscita home video di 127 Ore, la 20th Century Fox ha rilasciato un interessante video che, giocando col tempo tanto quanto il film di Boyle, lo racchiude in 127 secondi. Ovviamente sconsigliatissimo a chi non ha ancora visto il film.
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martedì 7 giugno 2011
martedì 10 maggio 2011
127 Ore: l'uscita del Blu-ray/DVD in Italia
127 Ore, l'ultimo film di Danny Boyle, candidato a 6 Premi Oscar® tra cui Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, Miglior Montaggio e Miglior Colonna Sonora Originale, esce il 22 giugno in formato Plays EverywhereTM (Blu-ray HD + DVD + Copia Digitale) e in DVD disco singolo, arricchito di esclusivi contenuti speciali inediti come le scene tagliate (tra cui i 20 minuti di finale esteso), il dietro le quinte che mostra l'affiatamento tra Danny Boyle e James Franco (127 Ore: Una straordinaria visione) e la vera storia del salvataggio di Aron Ralston (La Ricerca e il Salvataggio).
fonte www.foxvideo.it
sabato 26 marzo 2011
LA RECENSIONE: 127 Ore
Regia: Danny Boyle
Anno: 2010
Con: James Franco, Kate Mara, Amber Tamblyn, Treat Williams, Clémence Poésy, Lizzy Caplan
Trama: la vera storia dell'escursionista Aron Ralston, divenuto tristemente famoso per essere rimasto imprigionato da una frana nel corso di una scalata nello Utah. Si liberò dopo quasi cinque giorni amputandosi da solo il braccio rimasto intrappolato.
127 Ore doveva essere una sorta di formattazione per Danny Boyle dopo il trionfo del kolossal bollywoodiano The Millionare, film che gli ha fatto guadagnare una pioggia di riconoscimenti, premi Oscar, l'entrata nell'olimpo di Hollywood e naturalmente le critiche che non si risparmiano a chi sale sul carro del vincitore. Tratta dall'omonima autobiografia di Aron Ralston, quella raccontata nel film è infatti una storia basica, con un attore protagonista e un'unica claustrofobica location, paradossalmente contrapposta allo splendido ed infinito scenario naturale in cui è incastonata. Il budget ridicolo, pochissimi giorni di riprese e la voglia di dare forma filmica ad un'esperienza estrema eppure dal messaggio universale. Boyle ritorna di fatto alla semplicità e l'immediatezza del debutto (con Piccoli omicidi tra amici) miscelando però quegli elementi accumulati nel suo percorso cinematografico e che sono diventati un inconfondibile marchio di fabbrica. E le sue sono scelte ardite e spiazzanti, per lo meno in riferimento al background che una storia come questa si porta dietro: 127 Ore non è Into The Wild di Sean Penn, che già aveva nell'uso del linguaggio uno dei suoi punti di forza, ma che rimaneva ben ancorato a suggestioni on the road da beat generation. Chris McCandles e Aron Ralston sono forse simili nel loro egoismo, ma se il primo è stato svezzato dalla letteratura, il secondo è cresciuto con la tecnologia. Quello di Boyle è quindi un film fortemente moderno, ma con scelte comunque pensate e funzionali. L'intro sincompato, videoclipparo, l'uso dello split screen, l'invadenza della musica extradiegetica diventano caratterizzazione del personaggio, un uomo immerso nella frenesia della vita moderna, lontano da se stesso, che di lì a poco si troverà a rivedere le proprie priorità. La fotografia muta fino alla saturazione accecante dei colori che è la stessa di quando si viene travolti dalla bellezza di uno spettacolo naturale ed i sensi si amplificano. Ma quando i toni cambiano, Boyle sa mettersi da parte a favore di ciò che racconta, lasciando tutto in mano a James Franco e lo spazio angusto in cui si muove.
Anno: 2010
Con: James Franco, Kate Mara, Amber Tamblyn, Treat Williams, Clémence Poésy, Lizzy Caplan
Trama: la vera storia dell'escursionista Aron Ralston, divenuto tristemente famoso per essere rimasto imprigionato da una frana nel corso di una scalata nello Utah. Si liberò dopo quasi cinque giorni amputandosi da solo il braccio rimasto intrappolato.127 Ore doveva essere una sorta di formattazione per Danny Boyle dopo il trionfo del kolossal bollywoodiano The Millionare, film che gli ha fatto guadagnare una pioggia di riconoscimenti, premi Oscar, l'entrata nell'olimpo di Hollywood e naturalmente le critiche che non si risparmiano a chi sale sul carro del vincitore. Tratta dall'omonima autobiografia di Aron Ralston, quella raccontata nel film è infatti una storia basica, con un attore protagonista e un'unica claustrofobica location, paradossalmente contrapposta allo splendido ed infinito scenario naturale in cui è incastonata. Il budget ridicolo, pochissimi giorni di riprese e la voglia di dare forma filmica ad un'esperienza estrema eppure dal messaggio universale. Boyle ritorna di fatto alla semplicità e l'immediatezza del debutto (con Piccoli omicidi tra amici) miscelando però quegli elementi accumulati nel suo percorso cinematografico e che sono diventati un inconfondibile marchio di fabbrica. E le sue sono scelte ardite e spiazzanti, per lo meno in riferimento al background che una storia come questa si porta dietro: 127 Ore non è Into The Wild di Sean Penn, che già aveva nell'uso del linguaggio uno dei suoi punti di forza, ma che rimaneva ben ancorato a suggestioni on the road da beat generation. Chris McCandles e Aron Ralston sono forse simili nel loro egoismo, ma se il primo è stato svezzato dalla letteratura, il secondo è cresciuto con la tecnologia. Quello di Boyle è quindi un film fortemente moderno, ma con scelte comunque pensate e funzionali. L'intro sincompato, videoclipparo, l'uso dello split screen, l'invadenza della musica extradiegetica diventano caratterizzazione del personaggio, un uomo immerso nella frenesia della vita moderna, lontano da se stesso, che di lì a poco si troverà a rivedere le proprie priorità. La fotografia muta fino alla saturazione accecante dei colori che è la stessa di quando si viene travolti dalla bellezza di uno spettacolo naturale ed i sensi si amplificano. Ma quando i toni cambiano, Boyle sa mettersi da parte a favore di ciò che racconta, lasciando tutto in mano a James Franco e lo spazio angusto in cui si muove.
James Franco. 127 Ore è il suo film, o per lo meno quello in cui si gioca tutto con un'interpretazione spinta oltre ogni limite fisico ed emotivo. Aneddoti di produzione raccontano di un Danny Boyle che in vena di sadismo lo lasciava ore da solo, bloccato tra le rocce, a trovare il momento giusto per riprendersi con la telecamera. E ancora, dialoghi tra i due in cui era talmente calato nel ruolo di Aron Ralston da rivolgersi a se stesso in terza persona ("Cosa vuoi che faccia James Franco in questa scena?"). Un ruolo a cui è approdato dopo un lavoro intenso su se stesso e una serrata frequentazione del vero Aron Ralston che gli ha mostrato i filmati girati durante la sua "prigionia". Il risultato è unico ed emozionante, soprattutto nel portare il personaggio al cuore del film. Come ha detto lo stesso Boyle "Aron si misura concretamente con l’idea della morte e, in un certo senso, per affrontare il rischio di liberarsi, deve accettare l’idea di morire. Lui affronta la solitudine, la paura, il dolore e questo lo porta dritto al nucleo essenziale dell’esistenza." James Franco diventa il veicolo del suo calvario, fino alla liberazione finale che esplode con la dirompenza di una seconda e consapevole nascita.
Recensione di Sonny in esclusiva per JAMESFRANCOITALIA
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lunedì 7 marzo 2011
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