Con: Winona Ryder, James Franco, Josh Hamilton, Marin Ireland
Anno: 2012

Martine è una regista di teatro alle prese con la produzione del suo nuovo spettacolo. Tutto sembra andare come da copione finché non arriva Tyrone, l'attore principale, ambiguo e provocatorio quanto basta, che mina gli equilibri del cast e quelli - già instabili - della stessa Martine. Per una suggestione generata da un sogno (o un ricordo?), la regista sviluppa da subito una forte attrazione per l'attore. Alla sua seconda collaborazione con James Franco, Jay Anania vira sul thriller psicologico, ermetico e dilatato, con un risultato facilmente attaccabile eppure estremamente affascinante. Parte innanzitutto dagli spazi claustrofobici della scena, costruendo un'interessante dissonanza tra il fervore creativo di Martine, che è genesi e vita, e l'atmosfera di morte che aleggia sul palco, tra gli attori che non sembrano trovare la giusta dimensione nei personaggi che interpretano. La fotografia è cruda ed estremamente realista, desaturata ed amplificatrice del senso di disagio che lentamente si genera in loro quando Martine inizia a riscrivere la sceneggiatura, alimentata dal suo delirio paranoide. I colori allora diventano vividi nel momento in cui i ricordi evocati dal sogno iniziano a mescolarsi rendendo labile il confine tra il reale e l'allucinatorio. L'espediente non è nuovo, probabilmente, ma l'impalcatura onirico-paranoico regge il reale intento del film. Scoprire cosa sia vero e cosa no, quale sia il trauma, la ragione, è infatti marginale. Sbrigativamente paragonato a Black Swan, The Letter guarda invece altrove: alle depersonalizzazioni lynchiane, alle fratture e ai contrasti di Haneke e, perché no, ad Hitchcock. Il Tyrone di James Franco non è forse un enorme mcguffin fatto personaggio? In un primo momento sembra il detentore della risoluzione del film, ma la trama si sviluppa poi in senso contrario. In un dialogo rivelatorio tra i due, si parla di "scrittura sincera" e in un'altra scena, una delle attrici si risente fortemente quando Tyrone insiste nell'accusarla di nascondere un segreto. The Letter supera allora il confine del thriller e diventa una riflessione metacinematografica sulle "verità" dell'attore e del regista. Cosa raccontare al pubblico? Cosa mostrare di sè? Quanto mettersi in gioco in un'opera di finzione? Allontanandosi, perdendosi, Martine offre la parte più sincera, pura e profonda si se stessa.



