sabato 26 ottobre 2013

Child Of God: il poster ufficiale e news sulla distribuzione



Dopo aver collaborato con la Rabbit Bandini Production per la distribuzione di Sal (attualmente disponibile su iTunes) e di Tar (in uscita il prossimo 1 dicembre), la Spotlight Picture ha acquisito anche i diritti per la distribuzione internazionale dell'ultimo film di James Franco, Child of God, tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy, presentato con successo alla 70a Mostra del Cinema di Venezia e al Festival di Toronto.

Vince Jolivette, socio e fondatore (con James Franco) della Rabbit Bandini ha dichiarato: "La nostra relazione con la Spotlight è stata straordinaria fino ad ora e siamo molto entusiasti all’idea che possa continuare con Child of God".

La Spotlight Pictures ha anche rilasciato il poster ufficiale del film.

LA RECENSIONE: As I Lay Dying



di Eva Edmondo

Basato sull'omonimo romanzo del 1930 di William Faulkner, As I Lay Dying racconta la storia della morte di Addie Bundren (Beth Grant) e del viaggio di suo marito Anse (Tim Blake Nelson) attraverso il Mississippi con i figli Cash (Jim Parrack), Darl (James Franco), Jewel (Logan Marshall-Green), Dewey Dell (Ahna O'Reilly) e Vardaman (Brady Permenter) per onorare il suo desiderio di essere sepolta a Jefferson, la sua città natale.

L'adattamento cinematografico di James Franco è solido, efficace e fedele, principalmente perché la sua estetica creativa rispecchia estremamente bene le tecniche letterarie utilizzate dallo scrittore americano. Difatti, l'ampio uso dello split screen può sembrare un po' disorientante all'inizio, ma diventa ben presto parte integrante del film poiché piega la temporalità e permette allo spettatore di sperimentare i molteplici punti di vista di diversi personaggi su uno stesso evento simultaneamente. In qualche modo, quindi, aggiunge anche un senso di profondità e una dimensione extra alla narrazione tendendone i confini.

Vi è anche un'incredibile vicinanza ai personaggi che viene trasmessa non solo dal ricorrente uso di primi piani arricchiti dalle eccellenti interpretazioni del cast, ma anche e soprattutto dai monologhi in voice-over alternato a direct-camera address. Quest'ultimo, indipendentemente da quanto possa sentirsi inaspettato e intimidatorio, dà libero accesso all'interiorità e alla psicologia dei singoli personaggi e crea una vera e propria connessione tra loro e lo spettatore, cosicché uno tiene veramente a loro e sente per loro seguendoli nella loro missione. É proprio questa sorta di tacita empatia che aggiunge un importante strato umano, tenero e commovente ad un mondo altrimenti prevalentemente scuro, triste e selvaggio che lascia tuttavia appena il giusto spazio per un po' di umorismo nero.


Il ritmo generale del film è lento, ma c'è qualcosa di stranamente lirico su di esso che lo fa scorrere piuttosto bene e lo mantiene coerente senza diventare troppo noioso considerando la sua serietà. Per di più, è interessante notare come le due o tre scene di maggiore azione siano in slow-motion, il che in un certo senso va contro le convenzioni generali ma allo stesso tempo aumenta la sensazione di suspense e fa letteralmente trattenere il fiato allo spettatore.

Ambizioso ma mai pretenzioso, As I Lay Dying è audace e supera gli ostacoli posti dal romanzo più che onoratamente con un approccio ingegnoso che, nonostante il materiale impegnativo, resta semplice e guida lo spettatore durante il tutto. Detto ciò, se James Franco è riuscito ad evocare la prosa notevolmente unica e complessa di Faulkner addirittura a qualcuno che non ha letto il libro nella sua totalità, deve proprio aver fatto un gran bel lavoro.


Uomini e Topi in primavera a Broadway

Chris O'Dowd e James Franco
Molti sono gli attori hollywoodiani che si cimentano con il teatro. Non era un mistero che anche James Franco volesse compiere questo salto. Qualche anno fa si era aperta la possibilità di un adattamento de "La Dolce Ala Della Giovinezza" di Tennessee Williams, con Franco e Nicole Kidman protagonisti. Progetto purtroppo svanito nel nulla. All'inizio di quest'anno, però, James Franco ha accennato, durante un'intervista da Stephen Colbert, che avrebbe partecipato ad una produzione di Broadway, l'adattamento del testo di John Steinbeck "Uomini e Topi" (Of Mice and Men). La conferma ufficiale, però, è arrivata solo in questi giorni. La produzione è partita e il debutto è previsto per la prossima primavera.

"Uomini e Topi" è un classico della letteratura americana, già adattato in precendenza per il cinema e per il teatro.

Il romanzo, pubblicato nel 1937 e tradotto per l'Italia da Cesare Pavese, narra l'intensa storia di Lennie Small e George Milton, due braccianti che lavorano in un ranch californiano nel periodo della Grande Depressione. Lennie è affetto da ritardo mentale, ma è un gran lavoratore dotato di un'imponente forza fisica tanto da uccidere spesso gli animaletti che ama accarezzare, come topi e conigli. Il suo punto di riferimento è il suo amico George, l'unico a comprendere la sua sensibilità, tanto da assecondarlo nel sogno di costruire una casa per allevare conigli e a proteggerlo dalla cattiveria degli altri, fino ad un ultimo gesto estremo.

Il prossimo adattamento, che vede James Franco al suo debutto a Broadway, sarà diretto dalla talentuosa Ann Shapiro, regista già vincitrice di un Tony Award nel 2008 per "August: Osage County". Franco vestirà i panni di George e Chris O’Dowd ("Le Amiche della Sposa", "Girls"), quelli di Lennie.

venerdì 25 ottobre 2013

James Franco su Têtu

Il magazine francese Têtu incontra James Franco per un'intervista esclusiva pubblicata sul numero di novembre. Ecco la cover.

mercoledì 23 ottobre 2013

James Franco al Jimmy Kimmel Live

Continua la promozione di Actor Anonymous con la partecipazione al Jimmy Kimmel Live. Ecco i video della puntata.



J. D. Salinger's War



di James Franco

Insieme al nuovo documentario su J. D. Salinger, Shane Salerno ha co-scritto un libro sull'enigmatico autore con il mio amico e insegnante, David Shields. Il libro si chiama Salinger, proprio come il film, ma è pieno di materiale dieci volte superiore al documentario ed è dieci volte meglio. Il libro si legge come una biografia orale, ma è molto più come un documentario su carta. Come un collage, David e Shane hanno astutamente incollato insieme interviste, lettere, e materiale da libri e storie di J. D. Il risultato è un ritratto perspicace e inquietante di un recluso che non desiderava necessariamente una totale eclissi dalle luci della ribalta. J. D. ha rinunciato a pubblicare perché non si adattava alle sue credenze religiose e, forse, perché il suo lavoro è diventato meno ammirato mentre le sue credenze si facevano strada nella sua scrittura.

J. D. Salinger era il figlio di un macellaio, ma ha imparato presto che tagliare carne non era la vita per lui. E' finito nella scrittura e nel teatro alle scuole superiori (più tardi penserà a se stesso come l'unico che può interpretare Holden Caulfield, anche dopo ben oltre i suoi anni da adolescente). Dopo la scuola superiore, ha frequentato due delle mie università: NYU alla fine degli anni 1930 (si è ritirato) e Columbia dove ha lavorato con Whit Burnett. La sua prima scrittura anteguerra aveva uno stile in debito con F. Scott Fitzgerald, con debuttanti e giovani personaggi senza scopo. Quando è andato in guerra, tuttavia, tutto è cambiato.

sabato 19 ottobre 2013

Them Sounds Is Furious



di Alien

I Am Not from This Planet è una rubrica con la quale Alien, l'amico floridian di James Franco, amante delle pollastre e con pistola sempre al seguito, ci racconta quello che gli va. In questo primo articolo, Alien ci dice quello che sa sul classico di William Faulkner, The Sound and the Fury.

William Faulkner è un bel figlio di puttana quando deve mettere due parole su un foglio. Di tutti i libri che il ragazzo ha partorito, L'Urlo e il Furore ha un posto speciale nel mio cuore—un po' come il mio primo pezzo di figa. Ero ancora un ragazzino quando lo lessi per la prima volta, avrò avuto 16 anni, e cazzo, ce l'ho ancora nella testa.

L'Urlo e il Furore è il quarto libro di William e scorre come un flusso di coscienza che sembra uno di quei freestyle che faccio io e che spaccano di brutto. E' come se il tizio ha scritto di getto quello che aveva nella testa. L'atmosfera è quella del Sud e io ci sono dentro, perché io vengo proprio da quel posto strafigo che è St. Petersburg, in Florida. Questo libro fa vedere tutta la merda del Sud, perché parla del degrado dei Compsons, una famiglia di bianchi coi soldi, dopo la Guerra Civile. I Compson si immischiano in un sacco di affari loschi e perdono tutto il loro potere e la loro grana.

La struttura del libro è veramente stramba. E' spezzato in quattro sezioni, ognuna narrata da tre figli dei Compson e da una delle loro serve. Il primo a raccontare la sua merda è Benjy, quello che è fuori di brutto, poi c’è Quentin che spara della roba sentimentale, poi Jason, che è disturbato forte e alla fine Dilsey—la Big Mamma dei servi—che è quella che racconta proprio bene tutta la loro merda.

venerdì 18 ottobre 2013

Due gatti intervistano James Franco in occasione dell'uscita del suo nuovo libro "Actors Anonymous"



di Scott Indrisek

Vi sorprenderà sapere che finora, James Franco non aveva mai scritto un romanzo. Il celebre multi-tasker ha firmato diverse sceneggiature, innumerevoli saggi scolastici e articoli, una raccolta di racconti brevi e una biografia. Ma con Actors Anonymous, per la prima volta, il versatile attore di film come 127 Ore e Facciamola Finita, ha prodotto un unico intreccio narrativo che si sviluppa da copertina a copertina. La storia frammentata indaga le vite di diversi attori in lotta con ciò che vogliono essere, alle prese con la fama o con le conseguenze tossiche dell'essere celebrità. E' una forma di letteratura molto strana e sperimentale: è coraggioso e turbolento—ci sono segmenti che sembrano estratti di un manuale per aspiranti attori; racconti di sesso orale in un bagno di uno squallido McDonald's; e un alter ego di James Franco che commenta arrabbiato il suo "celebrtity profile" sulla rivista Sass. Come il suo autore, il libro è ambizioso, ribelle e difficile da etichettare. Mentre è impegnato a girare un adattamento de L'Urlo e il Furore di William Faulkner (la sceneggiatura ovviamente l'ha scritta lui), Franco ha trovato il tempo per parlare di Actors Anonymous con due dei suoi più vivaci fan felini.

JAMES FRANCO: Come va, gattini? Mi fa piacere parlare con voi.

UNI and CHLOE: Ciao James. Sembra che Actors Anonymous identifichi il desiderio di lavorare nel cinema con l'abbandono a impulsi tossici e dannosi, tipo finire fuoristrada ubriachi o fumare crack con prositute transessuali. La recitazione è una malattia?

No, gattini miei, recitare non è una malattia. Ho usato quella struttura del recupero [il libro è strutturato sul modello della terapia degli alcolisti anonimi, n.d.t.], per considerare la recitazione come un modo di essere e di pensare. Questo approccio mi ha permesso di guardare all'essere attore come qualcosa di più che una professione, come un fenomeno più ampio o un modo di essere che appartiene un po' a tutti, in un certo senso. Immagino che questo approccio trasformi il recitare in una risposta alla vita e in una maniera di relazionarsi con il mondo e con le altre persone. Ma non credo che se si recita di professione, si debba essere "aggiustati" o "curati". Fare l'attore ti dà la possibilità di esaminare il comportamento degli uomini. E quello dei gatti.

Una parte del messaggio di Actors Anonymous è che la vita è un po' una performance. Se ci pensiamo troppo a lungo, il nostro povero cervello di gatti inizia a fumare. Ma abbiamo capito, davvero: a volte passiamo un intero pomeriggio a fingere di essere tigri lesbiche o aerei pelosi o rocce inanimate appollaiate sulle cime felpate del Mount Laundry. Ma James, ti rattrista questa storia della "personalità come una messa in scena", della "vita come palcoscenico"? O lo trovi liberatorio, nel senso che puoi essere chi e che cosa vuoi, reinventarti ogni giorno?

E' molto liberatorio, gattini miei. Pensate a voi stessi. Fingere di essere micini hipster di Brooklin. Che messa in scena straordinaria! Tutti crediamo che voi piccole palle di pelo abbiate scritto queste domande per me—è fantastico! Queste maschere di gattini che avete creato ci permettono di fare un'intervista in modo divertente. Recitare non è una brutta cosa. In effetti, recitare e creare dei personaggi a volte ci permette di trarre il meglio dall'esistenza e di vivere le vite che vogliamo vivere. In realtà io credo che l'approccio alla vita opposto sia più deprimente e limitante, l'idea che sei quello che sei, che sei nato in un determinato modo, in un determinato spazio e tempo. Quell'idea ti impone una personalità e non ti permette di creare la persona che vuoi diventare. Voi potreste essere solo degli strambi hipster di Bed-Stuy, ma ora, grazie alla vostra messa in scena, siete splendidi gattini divertenti!

Un capitolo del romanzo è un "articolo" meta-narrativo di una rivista inventata chiamata Sass, commentata da un attore non meglio specificato che sembra molto simile a te, James. La vicenda è quella di un redattore che prova a convincere l'attore ad apparire nudo in un servizio fotografico; l'attore reagisce con un'impressionante risposta al vetriolo, tramite delle note a fondo pagina. Abbiamo due domande per te: diresti che sei "pieno di rabbia", James? E poi, quanto spesso ti accade che dei perfetti estranei ti chiedano di toglierti i vestiti per la telecamera?

Non sono così arrabbiato. Quel capitolo non è necessariamente reale. E' un libro di finzione che gioca con la mia personalità pubblica e con altri tipi di personaggi pubblici. Nella mia vita fuori dal libro, alcuni mi chiedono di spogliarmi per dei progetti e non mi faccio molti problemi. E' un problema, invece, quando la gente prima mi dice che lavorerò in un modo e poi mi fa fare altro, cambiando totalmente quello per cui avevamo fatto un accordo. Voi potete capirmi, gattini. Se vi chiedessero di fare una pubblicità per i Friskies e una volta che siete lì, vi dicessero che vogliono solo fotografare le vostre piccole chiappette feline? Fa un po' uno schifo, no? Specialmente perché i mici non si puliscono.



Un personaggio del romanzo, quello freddo, ai limiti del sociopatico, mi ha ricordato Jerzy Kosinski, soprattutto il libro Cockpit. Ti piace questo scrittore polacco?

Mi piace tanto, tanto, tanto Kosinski. Era un grande creatore di personaggi e portava sempre il meraviglioso nella vita di tutti giorni. E' da un po' che voglio fare un film tratto da Kosinski, The Painted Bird o da qualche altro libro.

In Actors Anonymous c’è un personaggio che interpreta una scimmia. Tu hai una certa esperienza con le scimmie, da L’Alba del Pianeta delle Scimmie al sorprendentemente drammatico The Ape. Come entreresti nella mentalità del ruolo di un animale? In particolare, come ti prepareresti per il ruolo di un gatto?

C'è una lunga tradizione che usa gli animali come modelli per i comportamenti umani. Credo che alcune accademie come la RADA di Londra o quella della UCLA usino questo metodo. Per interpretare un gatto, come voi, immagino che frequenterei Brooklyn, guarderei la terza stagione di Girls, andrei ad un'inaugurazione di una mostra di Rob Pruitt, fumerei erba (finta erba, io non fumo) e passerei del tempo con i gatti musicisti miei amici. Non male, no?

I signor no potrebbero dire, "Hey, voi gatti dallo sguardo fisso, non vi importerebbe nulla di questo romanzo se non fosse scritto da James Franco". E in parte, avrebbero ragione. Quanto è importante il tuo nome, la tua biografia, la tua identità e la tua fama ai fini della lettura di Actors Anonymous?

Questo libro parla e non parla di me. Non è un'autobiografia, niente del genere, ma certamente dipende dalla mia esperienza di attore. La storia è ambientata nel mio mondo del cinema e della letteratura. Nel mio primo libro, Palo Alto, non ho incluso nulla della mia vita di attore nei racconti, perché ho pensato di tenere le due sfere separate, in modo che la gente potesse guardare a me come scrittore. Ma ora non sento il bisogno di separare i miei diversi interessi. E' chiaro che nel libro c'è la consapevolezza della mia posizione di attore—non sto cercando di nasconderlo. E a causa di questo, proprio il fatto che io sia un attore può dare energia alle storie del libro.

Se abbiamo fatto bene i conti, tu hai 23 Master e 14 PhD, in discipline che vanno dalla (Non)Scrittura Creativa alla Termofisica Dinamica. Hai studiato in ogni nazione tranne la Rwanda. Hai effettuato, con successo, una clonazione di te stesso per seguire una lezione di Slavoj Zizek alla Columbia, mentre nello stesso tempo, insegnavi l'erotismo volgare di David Mamet a degli studenti di Lettere in un campus satellitare della NYU ad Abu Dhabi. Quale lezione vorresti insegnare ai gatti di oggi in merito al multi-tasking?

Ahah, battute da gatti, divertente. No, purtroppo gattini, avete sbagliato i conti. L'avrete letto su dei blog spazzatura. Semplicemente lavoro sulle cose che amo e con le persone che stimo.

E dovremmo andare all'università, specializzarci?

Io ho adorato l'università, ma non è per tutti. E' un tema importante. Specializzarsi è molto costoso, ma ne vale la pena. Sei circondato da persone che prendono sul serio le discipline di cui sono appassionate e per me, quello è stato davvero importante. Ma altri apprendono meglio fuori da scuola.

In qualche modo, Actors Anonymous è un racconto sfrontato e ammonitorio sul potere libidinoso dell'"attore", che è e non è James Franco, ma capace di persuadere eserciti di donne a entrare nel suo letto con il minimo sforzo. Come possiamo difendere la dignità delle nostre gattine contro i gattacci come "te"?

Strano che l'abbiate letto in questo modo. Non è affatto questo il messaggio che volevo dare. E' vero che c'è ancora una gerarchia maschile nell'industria del cinema, ma non credo appartenga solo al mondo del cinema—è un problema universale. Se volete proteggervi dai Gattacci, non uscite con uomini cretini.

Il romanzo sembra una lettiera piena di infiniti scompartimenti, tutte con diversi livelli di pulizia. Non c'è un vero e proprio inizio e una vera e propria fine. Come hai concepito la struttura metaforica di Actors Anonymous?

L'ho pensata insieme al mio editore Ed Park. Alcune sezioni sono ispirate a David Markson, altre a David Shields, altre a Dennis Johnson, altre a Mark Danielewski. E grazie per il paragone con la lettiera; alcune di queste domande odorano come la piccola pupù dei miei gattini.

Se Actors Anonymous fosse un animale, che animale sarebbe?

Bhè, un gatto, no?

© BULLETT, traduzione italiana Chiara Fasano

martedì 15 ottobre 2013

The Interview: prime foto dal set

Capelli perfettamente in ordine, viso rasato, eleganza impeccabile. Questo il look di James Franco nel film "The Interview", che si sta girando in questi giorni a Vancouver.



E' la storia di un carismatico conduttore di talk show (Franco), coinvolto suo malgrado nell'attentato contro il primo ministro della Corea del Nord. Un thriller politico? Decisamente no, visto che alla regia ci sono Evan Goldberg e Seth Rogen (Rogen interpreta anche il produttore del talk show), alla seconda avventura registica, dopo This Is The End. Ecco James Franco sul set, insieme a Rogen (che ha appena definito su Instagram "my favorite co-star ever") e alla protagonista femminile del film Lizzie Caplan.

Actor Anonymous: le interviste del Today Show e David Letterman

Per promuovere il suo nuovo libro Actor Anonymous, in uscita oggi, James ha partecipato a due importanti trasmissioni della TV americana: il Today Show e il Late Show di David Letterman. Ecco i video delle puntate.