
di Eva Edmondo
Basato sull'omonimo romanzo del 1930 di William Faulkner, As I Lay Dying racconta la storia della morte di Addie Bundren (Beth Grant) e del viaggio di suo marito Anse (Tim Blake Nelson) attraverso il Mississippi con i figli Cash (Jim Parrack), Darl (James Franco), Jewel (Logan Marshall-Green), Dewey Dell (Ahna O'Reilly) e Vardaman (Brady Permenter) per onorare il suo desiderio di essere sepolta a Jefferson, la sua città natale.
L'adattamento cinematografico di James Franco è solido, efficace e fedele, principalmente perché la sua estetica creativa rispecchia estremamente bene le tecniche letterarie utilizzate dallo scrittore americano. Difatti, l'ampio uso dello split screen può sembrare un po' disorientante all'inizio, ma diventa ben presto parte integrante del film poiché piega la temporalità e permette allo spettatore di sperimentare i molteplici punti di vista di diversi personaggi su uno stesso evento simultaneamente. In qualche modo, quindi, aggiunge anche un senso di profondità e una dimensione extra alla narrazione tendendone i confini.
Vi è anche un'incredibile vicinanza ai personaggi che viene trasmessa non solo dal ricorrente uso di primi piani arricchiti dalle eccellenti interpretazioni del cast, ma anche e soprattutto dai monologhi in voice-over alternato a direct-camera address. Quest'ultimo, indipendentemente da quanto possa sentirsi inaspettato e intimidatorio, dà libero accesso all'interiorità e alla psicologia dei singoli personaggi e crea una vera e propria connessione tra loro e lo spettatore, cosicché uno tiene veramente a loro e sente per loro seguendoli nella loro missione. É proprio questa sorta di tacita empatia che aggiunge un importante strato umano, tenero e commovente ad un mondo altrimenti prevalentemente scuro, triste e selvaggio che lascia tuttavia appena il giusto spazio per un po' di umorismo nero.
Il ritmo generale del film è lento, ma c'è qualcosa di stranamente lirico su di esso che lo fa scorrere piuttosto bene e lo mantiene coerente senza diventare troppo noioso considerando la sua serietà. Per di più, è interessante notare come le due o tre scene di maggiore azione siano in slow-motion, il che in un certo senso va contro le convenzioni generali ma allo stesso tempo aumenta la sensazione di suspense e fa letteralmente trattenere il fiato allo spettatore.
Ambizioso ma mai pretenzioso, As I Lay Dying è audace e supera gli ostacoli posti dal romanzo più che onoratamente con un approccio ingegnoso che, nonostante il materiale impegnativo, resta semplice e guida lo spettatore durante il tutto. Detto ciò, se James Franco è riuscito ad evocare la prosa notevolmente unica e complessa di Faulkner addirittura a qualcuno che non ha letto il libro nella sua totalità, deve proprio aver fatto un gran bel lavoro.















