Volete conoscere meglio James Franco? In occasione della mostra NEW NO DARK WAVE, AnOther lo intervista sottoponendolo ad un questionario di Proust. Eccolo, tradotto in esclusiva solo su "James Franco Italia".
A cosa stai pensando in questo momento?
Sono in macchina, in Mississippi, fuori da Jackson, vado sul set, quindi sto pensando a cosa gireremo. Stiamo facendo un film tratto dal romanzo di William Faulkner "As I Lay Dying", quindi ho in mente una casa diroccata, una famiglia stramba, una bara, muli, un funerale, un fiume, il fuoco, una sepoltura e qualche dente nuovo.
Che cosa ti fa ridere?
I bambini piccoli che fanno cose buffe.
Cosa ti fa piangere?
I film di serie B con musica toccante e atmosfere emozionanti.
Quale pensi sia l'invenzione più grande di sempre?
Penso sia relativo. La Penicillina, il cocktail per la cura dell'HIV, i libri, le fotocamera, la pittura, i computer, le macchine... sono tutte invenzioni importanti.
Hai un mentore o una fonte di ispirazione che influenza il tuo lavoro?
Il poeta Frank Bidart.
Dove ti senti a casa?
A New York. O disteso su un divano, dappertutto. Leggendo.
Dove sei ora?
Te l'ho detto, in macchina, che vado sul set. Stavamo parlando di Tarantino e di come i suoi film siano diventati sempre più stilizzati da "Le Iene" e "Pulp Fction"; anche con Wes Anderson è successo lo stesso, da "Rushmore"
Qual'è il lavoro di cui vai più fiero?
Sono molto orgoglioso di un corto che ho diretto intitolato "Herbert White", basato su una poesia di Frank Bidart e con protagonista Michael Shannon. Sono anche fiero del mio primo libro, "Palo Alto". Ci sono poi due progetti che non sono ancora usciti: un film basato sul terzo libro di Cormac McCarthy, "Child of God", e una raccolta di poesie.
E la cosa di cui vai più fiero nella vita?
Sono felice di essere nel posto dove posso fare ciò che voglio fare.
Che cosa non ti piace della cultura contemporanea?
Che la disinformazione e le opinioni superficiali convivano con quelle intelligenti e profonde.
Che cosa ti piace invece dell'epoca in cui viviamo?
Amo il modo in cui piccole realtà culturali possono contare l'una sull'altra. I canali per comunicare possono essere formati più facilmente perchè la comunicazione è molto più immediata.
E a che punto vita e lavoro si incontrano?
Di solito sempre. Mi è impossibile separarli. Persino mia madre recita nei miei film.
Qual'è il miglior consiglio che ti è stato dato?
Mai essere parte di qualcosa in cui non credi.
Qual'è il rischio più grande che ti sei mai preso?
Hmmm, penso buttarmi in progetti privi di appeal commerciale e farli nel modo più facile per attire critiche. Ad esempio, ho diretto un film sul poeta Hart Crane, sapevo che non sarebbe stato un blockbuster e l'ho fatto in un modo che riflettesse lo spirito esoterico delle sue poesie, quindi sapevo che i critici avrebbero usato questo per sfoggiare le loro conoscenze sul soggetto.
Vuoi consigliare un libro o una poesia che ti ha cambiato la vita?
Moby Dick.