"Questo film non è Pineapple Express! (Strafumati, ndr)" James Franco ha introdotto così il suo The Broken Tower al Los Angeles Film Fest, consapevole probabilmente di avere diretto un film non facile e molto lontano da ciò che il pubblico si aspetta da lui. Basato sulla vita del poeta Hart Crane, morto suicida all'età di 32 anni, e direttamente ispirato dalla sua poetica, questo atipico biopic -per stessa ammissione di Franco- nasce con l'intento di trasporre in immagini l'opera di Crane, attraverso i passi delle sue poesie e gli eventi più significativi della sua vita. Sulla carta, una sorta di fratello gemello di Howl, dove i versi di Ginsberg prendevano forma nelle splendide animazioni di Eric Drooker. Un film che si autoracconta, quindi, stando ben lontano da impianti classici e soluzioni già viste. Ma la stampa come ha reagito? Prendendo un campione abbastanza rappresentativo delle maggiori testate di settore, l'accoglienza è stata piuttosto fredda con critiche che sottolineano in gran parte la verbosità del film a discapito dell'azione, che lo definiscono troppo sperimentale, pretenzioso, lento, noioso e soprattutto inaccessibile per chi non conosce Crane. Al contrario, tutti daccordo nel lodare il suggestivo bianco e nero della pellicola, la riuscita di alcune sequenze, la prova attoriale di Franco e nell'individuare i maestri che lo hanno ispirato, da Godard a Cassavetes. In attesa di poter vedere il film e trarre ognuno le proprie conclusioni, ho raccolto alcune delle recensioni lette in questi giorni di Festival. Le trovate dopo il salto.