giovedì 14 giugno 2012

Saturday in New York: Bess, Wiseman and Clybourne Park



12 giugno - Ho passato il sabato a New York. Avevo un evento da presentare nel pomeriggio così sono partito da New Orleans venerdì sera. Ho provato ad andare all'ultimo spettacolo di Battle Royal al IFC, ma il mio autista non è potuto passare a prendermi, così l'ho perso ed è finita che ho visto il nuovo film di Seth Rogen, Take this Waltz, sulla pay per view. E' diretto da Sarah Polley e parla di un singolare triangolo amoroso canadese. Il ruolo è inusuale per Seth e l'ho trovato interessante perché mostra un lato vulnerabile che di solito non fa vedere. Il personaggio di Michelle Williams deve scegliere tra due uomini, ma penso che la sua scelta sia facile, Seth è il miglior ragazzo in circolazione. E se lui sapesse cucinare come il suo personaggio, probabilmente sarebbe il miglior ragazzo del secolo.

Dato che la scuola è finita e non avevo impegni urgenti, ho deciso di godermi appieno il sabato a New York. Mi sono svegliato alle 10 e sono passato al Whitney per vedere la Biennale e assistere alla proiezione del documentario di Frederick Wiseman's, Boxing Gym. Ufficialmente la Biennale è chiusa, ma il museo ha mantenuto una sala con dei quadri. L'esposizione consisteva in una raccolta di dipinti e scritti di Forrest Bess, il visionario pescatore texano le cui opere colorate ed essenziali sono state considerate come il simbolo di una personale teoria sull'ermafroditismo negli esseri umani. I dipinti in sé sono profondi – possono essere osservati per lungo tempo e generare sentimenti intensi – ma i testi che li accompagnano, molti estratti dalle lettere del critico Meyer Shapiro, forniscono un cruciale aiuto alla comprensione del suo lavoro. Alcuni reputano Bess un pazzo, e considerando che si è sottoposto ad un intervento al pene per dimostrare le sue teorie, ci sono degli elementi per poterlo almeno pensare. Bess ha trascorso la sua vita isolato in mare, a 70 miglia da Houston, dividendosi tra la pittura e la pesca. Ha iniziato ad esporre a New York nello stesso periodo degli Espressionisti Astratti, ma non ha mai goduto della considerazione che loro hanno avuto negli anni '60. Come è successo a Pollock ed altri, i suoi primi lavori sono influenzati dai Muralisti Messicani come David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera e dall'idea di infondere la mitologia nell'arte. Anche i paesaggi di Van Gogh e persino la sua vita lo hanno influenzato. Ma man mano che il lavoro di Bess si è evoluto, è diventato una valvola di sfogo per le sue personali teorie e visioni. Esisteva un libro, andato perso, che lui chiamava la sua "tesi" nel quale descriveva dettagliatamente la sua teoria di liberazione dell'uomo attraverso l'ermafroditismo. Sperava di mostrare queste teorie in accompagnamento ai suoi quadri, ma la gallerista Betty Parsons – che espose anche Pollock e Rothko – si rifiutò. Il Whitney accompagna intelligentemente i dipinti con le sue lettere a Shapiro, Carl Jung e altri di cui si fidava. Quella cruciale e più disturbante è la lettera in cui descrive nel dettaglio l’incisione che si fece sotto il pene per cercare di trasformare se stesso.

A mezzogiorno, siamo andati alla proiezione del film di Wiseman. La donna alla biglietteria ci ha consigliato di prendere posto prima che si riempisse la sala, quindi siamo stati i primi ad entrare. Alla fine eravamo solo in sette e non tutti sono rimasti fino alla fine del film. La cosa non mi ha sorpreso, Wiseman non è certo conosciuto per la sua azione stile Avengers. I suoi film sono documentari di pura osservazione, e in questa purezza lui è un micidiale poeta dell'immagine. Boxing Gym, come gli altri suoi film sui diversi istituti (scuole, una stazione di polizia, teatri, zoo, manicomi, etc.) si prende tutto il tempo per indugiare su ogni aspetto del posto, accumulando lentamente ogni dettaglio per fornire allo spettatore un comprensione completa e profonda del luogo e delle persone al suo interno. Essendomi allenato in una palestra di boxe, Wild Card a Los Angeles, per un ruolo in un film orribile, posso dire con una certa sicurezza che Wiseman riesce ad entrare fin dentro le strane dinamiche di violenza e solidarietà che caratterizzano questi posti, e l'amore/odio che chi pratica questo sport ha verso qualcosa che può dare equilibrio, fiducia, successo e speranza, ma che può anche essere mentalmente e fisicamente destabilizzante. La poca gente alla proiezione ha rafforzato ciò che già sapevo di Wiseman: non fa film da botteghino, e ha trovato il modo di finanziarli usando metodi alternativi che gli permettono di girare esattamente i film che vuole fare.

Anche noi siamo dovuti andar via prima per arrivare in tempo allo spettacolo delle due della commedia vincitrice del Premio Pulitzer, Clybourne Park. Mentre percorrevamo Madison dalla 75a alla 48a strada, io e la mia amica abbiamo discusso su Bess. Ha detto ad alta voce: "Stavo quasi per sentirmi male mentre leggevo la descrizione di quello che ha fatto. E le foto! (Bess ha scattato foto al suo corpo prima e dopo le operazioni) Era malato, vero? Voglio dire, se non fosse stato un pittore lo avremmo considerato un genio o solo un pazzo per quello che ha fatto?"

Il parco era alla nostra destra e il caffè che abbiamo preso dal museo per la camminata era buono. Ho detto, "Hai ragione, ma questo perchè le sue idee erano interessanti. Che fossero o meno scientificamente attendibili non era importante quando le usava per la sua arte. Nel contesto concettuale dell'arte, le sue idee avevano bisogno solo di aprire domande e creare nuovi spunti di discussione. Ma quando ha iniziato a mettere in pratica quelle stesse idee sul suo corpo, le ha piegate all'obbligo di essere medicamente valide, anziché solo teoricamente provocatorie." Mi ha dato ragione. Abbiamo parlato di quanto l'autochirurgia fosse il punto in cui la linea tra sanità e pazzia diventava ancora più ambigua, e credo che proprio per questo è stato importante avere gli scritti in accompagnamento ai dipinti. Per Bess, i dipinti erano gesti concreti tanto quanto l'autochirurgia, erano simboli destinati a sbloccare l'inconscio collettivo Junghiano che è in noi.

Con queste idee universali in testa ci siamo seduti per assistere alla commedia sul razzismo. Mentre scrivo, ha ricevuto numerosi candidature ai Tony Award e probabilmente avrà vinto il premio come migliore commedia dell’anno quando leggerete. E' divisa in due linee temporali, il 1959 e il 2009, in modo da mostrare la mancanza di progressi sull'uguaglianza razziale negli ultimi cinquant'anni. Se non altro, la commedia mostra quanto sia difficile per le persone parlare di razza, e devo ammettere che trovo difficile scriverne qui per paura di essere frainteso. Limito i miei commenti ad alcune osservazioni su certe dinamiche che mi hanno colpito.

Quando il più esplicito dei personaggi bianchi suggerisce di affrontare apertamente il problema della razza, di parlarne piuttosto che continuare a girarci attorno, questa idea incontra lo sdegno degli altri personaggi e del pubblico, ma io penso che l'intento della commedia corrisponda esattamente a quel suggerimento. Poiché tutti i personaggi sono incapaci di provare empatia, fatta eccezione del padre bianco a lutto e dell'incoraggiante marito nero del primo atto, tutte le loro azioni sono destinate all'incomprensione. Si tratta di personaggi che volontariamente rifiutano di comprendersi. Perfino le battute razziste pronunciate da Bruce Norris nel climax della commedia non sono razziste per natura. Quando il riprovevole uomo bianco racconta la barzelletta sul nero che stupra un bianco in prigione, le razze dei detenuti non sono cruciali per lo humour della barzelletta, perché si tratta, in realtà, del sovvertire i tradizionali ruoli coniugali in una dinamica inusuale. Le razze dei personaggi si aggiungono per dare un certo tipo di enfasi. Lo stesso accade per la barzelletta sui tamponi e la donna bianca: potrebbe riferirsi tranquillamente a qualsiasi razza o genere; il riferimento alla donna bianca non è necessario perché la barzelletta faccia ridere. Quello che sto dicendo è che avrebbero potuto raccontare un sacco di storielle razziste, ma queste sono state trasformate in un secondo momento in barzellette razziste. Questo serve a commentare ulteriormente le opinioni della gente in merito alle razze? E' possibile. Un'altra cosa che ho notato al matinee era il pubblico, per la maggior parte bianco. Io amo e rispetto il teatro come forma d'arte, ma, se dev'essere una pièce che deve portare a riflettere sulla razza, è il teatro il posto migliore per metterla in scena? Possibile. Magari un tale spettacolo avrà una risonanza che andrà al di là dei confini del Walter Kerr Theatre. E con il premio Pulitzer e forse il Tony, probabilmente riuscirà a raggiungere un pubblico più ampio e la discussione, di cui c'è molto bisogno, potrà continuare.



Autore: James Franco 
Traduzione: Sonny e Chiara Fasano per James Franco Italia

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